5 febbraio – Isernia-Milano, dalla crisi Ittierre a Dolce & Gabbana

Per i ragazzi di Isernia l’Ittierre era il sogno. Lavorare in quell’azienda era un traguardo ambiziosissimo. Un’azienda internazionale, il fiore all’occhiello della città. Produceva con i marchi di Gianfranco Ferrè, Malo, Romeo Gigli, Just Cavalli, Dolce & Gabbana. Il meglio delle griffes italiane.
Negli anni di massimo splendore il fatturato sfiorò i 700 milioni di euro (2007) e l’occupazione toccò le 750 unità.
Anche Gino Avicolli guardava all’Ittierre come l’obiettivo da conseguire. Tra il 1994 e il 1996 ogni sabato – dopo una settimana di lavoro – da Isernia raggiungeva Pescara per un corso professionale per mettersi in condizione di poter ambire a un posto nell’azienda di Pettoranello.
“Nel 1996 – racconta Avicolli – con questo corso alle spalle cominciai a lavorare in Ittierre come operatore Cad allo sviluppo delle taglie. Si parte dalla taglia base fatta dal modellista e si creano i modelli per tutte le taglie commerciali. In Ittierre ho lavorato fino al 2014: c’è tutta la mia vita, quella professionale e quella famigliare. Era l’età per progettare il futuro e tutti abbiamo lasciato un pezzettino di cuore. Perché era un’azienda dove i rapporti erano sostanza, una grande famiglia”.
Il crac del 2009 dopo una serie di acquisizioni andate male cambia drammaticamente lo scenario aprendo alla cassa integrazione e a un nuovo imprenditore che però avvia lo stabilimento alla definitiva fine.
Per un tecnico del Cad è l’ora di cercare altrove.
Ed è bastato mandare un curriculum a Dolce & Gabbana. D&G per 12 anni aveva fatto produrre le proprie creazioni a Itr. E a Milano conoscevano il livello di quelle maestranze.
Lo conoscevano così tanto che il colloquio Gino Avicolli è una chiacchierata tra persone che in qualche modo sanno già tutto l’uno dell’altro.
“Ho fatto il colloquio il venerdì – ricorda Avicolli – avevano ottime referenze: mi hanno invitato a passare 2 giorni in azienda per vedere, considerato che Isernia mi sarei dovuto spostare a Milano, se l’ambiente di lavoro è congeniale. Il Martedì e mercoledì successivi sono tornato e il giovedì abbiamo chiuso l’accordo. I due giorni di visita – ricorda ancora stupito Avicolli – mi sono stati pure retribuiti. Qui lo stipendio arriva l’ultimo giorno del mese!”.
“In Dolce & Gabbana – racconta – sia a livello economico, sia umano, c’è un profondo rispetto per il tuo lavoro, ti fanno sentire un valore aggiunto. Hai difficoltà a pensare che sei in Italia!”

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