14 febbraio – 900 secondi per salvare una vita

Lucio Trucco sa che da quel momento è una lotta, e dura, contro il tempo. Quindici minuti. Solo fino a tanto si puó resistere sotto una valanga. E un numero imprecisato di minuti è già trascorso dal momento in cui la neve si è abbattuta sugli sciatori. Dalla base di Aosta parte il primo elicottero: il pilota, il meccanico, il rianimatore e due soccorritori.

Lassù. Lassù Lucio Trucco c’è andato per la prima volta a 16 anni.

Il papà era una guida e un soccorritore. I nonni pure.

“A casa si è sempre parlato di montagna – ricorda Lucio – di soccorsi, di quella vita lì”.

Anche se. “Anche se chi ha i genitori guide molto raramente fa la guida”, perché ” è un lavoro abbastanza a rischio, faticoso, traumatico. E i genitori spingono i figli a fare questo lavoro molto raramente. E mio papà non mia ha spinto, mi ha soltanto incuriosito,  pian piano col tempo. Un giorno mi ha chiesto se volevo andare in montagna, gli ho risposto volentieri”.

“A 18 anni ho cominciato e a 20 ero una guida”. Era il 1990.

28 anni trascorsi tra le attività di guida e di soccorritore “completamente diverse e complementari”.

“Fare la guida è altamente professionale e stimolante e non tutte le guida fanno soccorso perché è una scelta dura e professionalmente difficile. Ogni anno si fanno sei esami, esami valutativi, prove tecniche per lavorare sull’elicottero. Prove su valanga, roccia, ghiaccio, senza fune, esercitazioni di soccorso. Se uno è in grado continua, se no si ferma”.

“Lo faccio perché siamo umani, perché se ci sono persone in difficoltà sento che bisogna aiutarle.  Poi ci sono momenti in cui si fa una gran fatica. Torno a caso e mi dico non lo faccio mai più. Poi prevale l’altruismo, l’essere l’uomo, l’essere persona: quando uno sta male mai dire di no”.

Una scelta molto difficile. Un turno che dura 24 ore 5/6 giorni al mese tra centrale operativa e soccorritore sull’elicottero.

Operazioni complesse, ai limiti dell’impossibile ad alta quota sulle vie importanti del Bianco e del Cervino. Manovre tecniche per portare vie le persone infortunate o decedute. Tutto sempre lottando contro il tempo.

Sempre ai limiti. Preparazione e squadra. Nel 2017 circa 900 interventi: molti – come li definisce Trucco – “tecnici”. Cioè bisogna andare a prender le persone rimaste bloccate sulle pareti, finite nei crepacci, isolate.

“Lo stress? Lo patisco meno, la soluzione  è la preparazione tecnica  e tecnologica. Se sei effettivamente preparato affronti qualsiasi cosa. Poi c’è la squadra, quello ti da sicurezza e forza per affrontare qualsiasi tipo di intervento”.

“Succede alcune volte che partiamo per un soccorso, cambia il meteo, l’elicottero non può ripartire in sicurezza e si torna anche dopo due due giorni. Non torni e non riesci a comunicare: la Centrale avvertirà la famiglia che si dorme fuori”.

La famiglia: “Mio figlio ha 13 anni e per ora non va in montagna e io non lo  spingo. Se poi avrà la passione, curiosità e voglia…. La moglie è abituata, ma la tensione c’è sempre e comunque.  Certo non siamo in guerra ma pure non è facile”.

La valanga? 15 minuti, 900 secondi per salvare una vita. Allarme, volo, ricognizione e intervento.

 

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